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Gireremo lo Stivale - Napoli
2 Dicembre 2009 - Riproduzione Riservata  - Giuseppe Balenzano 
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altA 17 m. sul livello del mare, con circa 960.000 abitanti, Napoli è capoluogo di provincia e della regione Campania.

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UN PO’ DI STORIA

  al Duomo a nord, a ovest tra via Santa Maria di Costantinopoli e Santa Chiara, a sud con corso Umberto I, a est con Castel Capuana, via Colletta e la chiesa di San Giovanni a Carbonara. Aveva una forma a scacchiera con 3 decumani - il superiore (via della Sapienza - SS. Apostoli), il maggiore (via dei Tribunali) e l’inferiore (Spaccanapoli) - che si intersecano con una serie di cardini ortogonali (Via del Duomo e Mezzacannone). Come città greca venne rispettata dai Romani ed eletta a città di studio o di riposo.
In continua lotta con il confinante ducato longobardo di Benevento riuscì a raggiungere la sua autonomia nel 763 quando il duca Stefano II, pur mantenendo la sudditanza a Bisanzio, assicurò alla propria famiglia l’eredità del potere ducale: cominciò così un periodo glorioso per la storia di Napoli, specie per il commercio con l’esportazione di tessuti di propria fabbricazione. Ma l’arrivo dei Normanni pose fine alla tranquillità e Napoli entrò a far parte di un vasto regno che aveva come capitale Palermo. L’opera dei Normanni continuò con gli Svevi ai quali i napoletani rimasero avversi sino alla decapitazione di Corradino di Svevia e all’arrivo degli angioini che trasferirono la capitale da Palermo a Napoli: nacque quello che, politicamente, era il regno di Sicilia ma che, per tutti, era il regno di Napoli.
E’ questo il periodo nel quale sorgono alcuni importanti monumenti di Napoli (Castel Nuovo e alcune chiese) nonché vengono urbanizzate le aree attorno alla cinta difensiva.
Questo periodo termina con le guerre tra Francia e Spagna interessate al possesso del Regno: i vincitori spagnoli ridussero Napoli a semplice capoluogo di una provincia. L’immigrazione di baroni, vicerè, nobili, funzionari e soldati spagnoli, oltre ad una improvvisa prolificità, comportò un problema di carattere edilizio. Il vicerè Pedro de Toledo attuò, per questo motivo, uno dei più grandi sforzi urbanistici della storia di Napoli e la popolazione passò da 60.000 a 360.000 abitanti nel giro di un secolo. Agli spagnoli seguirono prima gli austriaci, poi i Borbone, quindi un decennio francese con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, ed ancora i Borbone che portò Napoli ad essere nuovamente alla guida di un regno. Durante questo lungo periodo la città ha un vasto risanamento urbano con l’allargamento, complice anche l’epidemia di colera del 1884, di alcuni vicoli troppo stretti.
Questo risanamento si protrae ancora oggi con molte difficoltà anche se la chiusura delle acciaierie di Bagnoli, la riqualificazione ambientale del golfo e la dichiarazione del centro storico a “patrimonio culturale mondiale” operano in tal senso.

COSA VISITARE

altIl Maschio Angioino (qui a fianco), uno dei monumenti più famosi di Napoli, di età tardo medievale e rinascimentale, caposaldo del potere angioino, oggi sede della Società napoletana di Storia patria e del Museo Civico. E’ composto dalla Torre del Beverello, dalla Torre dell’Oro, dalle Torri di San Giorgio, dalle Torri di Mezzo e di Guardia, oltre che dell’Arco di Trionfo di Alfonso I di Aragona (detto il Magnanimo).

altIl Palazzo Reale (nella foto a destra), iniziato a costruire nel 1600, avrebbe dovuto ospitare il re di Spagna (poi mai andato in visita a Napoli). Al suo interno, nell’Appartamento delle Feste è la “Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III”, la più importante dell’Italia meridionale.

Piazza del Plebiscito, la più importante piazza di Napoli. Al suo interno si notano le statue equestri di Carlo di Borbone e di Ferdinando I, il palazzo del Principe di Salerno, la Prefettura, il colonnato dorico voluto da Murat, la basilica di San Francesco di Paola.

La chiesa di Santa Chiara, voluta dai D’Angiò, aveva un magnifico arredo interno di cui non rimane più nulla a causa dei bombardamenti della II guerra mondiale. Interessante, all’esterno, il campanile e, annesso alla chiesa, il Chiostro delle Clarisse.

Via San Gregorio Armeno, nota in tutto il mondo per le botteghe di presepi.

altLe Catacombe di San Gennaro (nella foto uno scorcio) sono il complesso cimiteriale più importante del sud Italia, sia per l’antichità della fondazione (II secolo) che per gli affreschi in esso contenuti (realizzati fino al X secolo). L’accesso alle Catacombe è nei pressi della chiesa della Madre del Buon Consiglio che, nelle forme, riprende la basilica di San Pietro a Roma.

Il Museo e le Gallerie Nazionali di Capodimonte, le cui collezioni appartengono alla nobile famiglia dei Farnese. Importantissimi mobili, arazzi, armi, porcellane e dipinti sono presenti all’interno del palazzo. Tanto per fare qualche nome: Mantegna, Masaccio, Caravaggio, Tiziano, Raffaello, Michelangelo.

Castel dell’Ovo: l’origine è incerta anche se si deve a Federico II la sua destinazione a residenza reale e deposito del tesoro degli Angioini. I restauri seguiti alla cessione dell’utilizzo militare (1975) hanno messo in evidenza le cortine murarie, la sala delle Colonne e i loggiati.

COSA MANGIARE

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La cucina napoletana ha influenzato un pò tutta l’Italia meridionale. E’ ancora dubbio che la pasta sia stata inventata a Napoli, mentre è certo che il pomodoro, importato dall’America nel ‘500, sia stato valorizzato nel napoletano: ad esempio sulla pizza, accompagnato dalla mozzarella.
Per quanto riguarda le verdure c’è la famosa “maritata” (cavoli e carne di maiale), la “parmigiana” con le melanzane, le zucchine “a'scapece”, i peperoni ripieni.
Ottimi i piatti di pesce: zuppa di vongole, frittura di triglie e calamari, polipi affogati. Il fritto misto napoletano mescola carne, pesce e verdure in pastetta con triangoli di polenta, panzerotti o altro, da servire ben caldo. Fritta va servita anche la “mozzarella in carrozza”.
Il piatto di carne più noto è la “pizzaiola”.
Dalla provincia (zona del Volturno e del Sele) arriva la famosa mozzarella di bufala.
Come dolci: la sfogliatella, i babà, la pastiera a base di ricotta, gli struffoli.
Per i vini, vengono prodotti sulle pendici del vulcano il “Vesuvio” e il “Lacryma Christi”.

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